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2007 |
I GIOCHI In passato, effettivamente la
partecipazione ai giochi era superiore, ma probabilmente era dovuto anche al
fatto che l'isola offriva molto meno di adesso, ed i giochi erano quasi come
un olimpiade ponzese molto particolare.
Il palo della gallina è forse il più famoso dei giochi
anche se purtroppo, per motivi di sicurezza, non è possibile riproporlo. Un
tempo la gallina era viva, ma adesso qualcuno a mosso l'idea di sopprimerla
a priori, poiché era crudele terrorizzarla a quel modo certo se si pensa
alla Corrida spagnola. Il gioco consisteva nel riuscire a strappare un
ciuffo di piume della gallina. In molti si chiedono dove è la difficoltà? La
difficoltà è che per arrivare alla gallina, bisognava camminare a piedi nudi
su di un palo cosparso di grasso, posto al di fuori della banchina e con
sotto naturalmente il mare.
La gara della pasta asciutta è la gara più semplice
per chi ha il palato foderato di amianto. Molti penseranno che bel gioco si
mangia gratis! Povero chi accetta la sfida senza essere cosciente che, la
pasta è condita con un sugo arricchito da una trentina di peperoncini
(Naturalmente soffritti prima), e per vincere bisogna mangiarla tutta e
senza usare le mani. Premio per il vincitore la pancia piena e la gloria.Anno
dopo anno i giochi che sono rimasti nella memoria isolana sono i due
che vi abbiamo descritto.
Altri giochi che si fanno secondo la disponibilità dei
comitati sono: la corsa nei sacchi, il palo della cuccagna, gare di nuoto e
corsa, la corsa degli asini ed il "ritrovamento della moneta" quest'ultimo
consiste nel trovare e prendere con la bocca, in una scodella di acqua
saponata, una moneta.
SAN SILVERIO
Intorno all'anno 480, nella
città di Frosinone, viveva una coppia di giovani sposi che, sebbene era un
periodo di decadenza e di barbarie, versavano in una condizione di relativa
agiatezza. Si chiamavano rispettivamente Ormisda e Caria di Capua e in quel
periodo, dalla loro unione, nacque il loro unico figlio: CELICO
SILVERIO.Della sua infanzia si sa solo che dovette separarsi ben presto
dall'affetto materno e che, in seguito a quella prematura scomparsa, si
trasferì a Roma insieme con il padre,Ormisda.
Quest'ultimo trovò conforto
presso i chierici della Chiesa romana, divenne diacono di Papa Simmaco e
venne eletto a sua volta Papa il giorno dopo la morte del suo predecessore.
Era il 20 Luglio del 514. Fino a quel giorno Silverio aveva ricevuto dal
padre un'educazione seria e cristiana e seguì le sue orme divenendo
suddiacono.
Ormisda fu un grande Papa.
Egli governò la Chiesa di Roma nel periodo in cui in Italia regnava
Teodorico, re dei Goti, e in Oriente Anastasio, imperatore bizantino. Era
quindi naturale che con cotanto padre, il giovane Silverio fosse stimato ed
amato. D'altro canto egli nutriva un grande amore ed un profondo rispetto
verso il genitore.
L'8 Giugno del 536 Silverio venne eletto Papa ed il 20
giugno dello stesso anno fu proclamato vescovo di Roma. Il pontificato di
Papa Silverio, purtroppo fu breve, tormentato e costellato da innumerevoli
calunnie.
L'ascesa italica dei bizantini interessò in prima persona
Papa Silverio. Fu costretto infatti, per il bene comune, ad accettare il
giuramento di fedeltà verso il popolo dei Goti.
Il pontificato di Papa Silverio proseguì tra mille
difficoltà, aggravatesi sopratutto a causa dall'esercito dei Goti
riorganizzatosi ed in assedio su Roma. Nonostante ciò si riuscì alla nomina
di: 14 sacerdoti, 19 vescovi e 5 diaconi. Purtroppo, ben presto Papa
Silverio attirò su di se le antipatie dell'imperatrice di Bisanzio: Teodora
che, Secondo gli scritti di Procopio, storico del generale Belisario,
scrisse subito una lettera al generale Belisario ed alla moglie, nella quale
manifestava la volontà di deporre Papa Silverio, con qualsiasi mezzo , anche
un semplice pretesto.
Belisario, uomo fiero e di principio, non era molto
propenso al tradimento nei confronti di Papa Silverio, al contrario della
moglie Antonina bramosa di potere, che ben presto iniziò ad ordire trame
contro il Pontefice. Il raggiro inventato da Antonina fu molto ben
congegnato, infatti ad una serie di voci infamanti, fece seguire una lettera
falsa di Papa Silverio ai Goti in cui veniva espressa la volontà del
pontefice di tradire i romani. Sempre secondo questa lettera, il pontefice
avrebbe favorito l'entrata di Vitige in Roma di notte.
Anche se un uomo arguto ed intelligente come Belisario
difficilmente avrebbe creduto alle accuse mosse contro Papa Silverio,
dovette però, comunque procedere alla messa sotto accusa del Pontefice,
spinto sopratutto dalle continue pressioni esercitate dall'imperatrice
Teodora e dalla moglie Antonina.
Da alcuni scritti, risulta che quando Papa Silverio fu
chiamato a colloquio dal generale, non venne subito accusato e messo di
fronte alle prove infamanti che documentavano il suo tradimento. Il generale
tentò di mediare, infatti chiese prima ed inutilmente, se il papa fosse
stato disposto ad esaudire alle richieste gia ventilate in passato
dall'imperatrice Teodora. Il tentativo di mediazione fu inutile, poiché la
risposta del Pontefice fu la stessa, nessuno poteva anteporsi al volere di
Dio.
Tutto ciò non bastò a fermare il processo oramai in corso
nei confronti del Pontefice Silverio che non usci più dal palazzo di
Belisario come un uomo libero. Venne deposto con l'accusa di tradimento,
spogliato letteralmente dalle vesti ed umiliato, condannato all'esilio e
pochi giorni dopo sostituito con l'apocrisario Virgilio, imposto
all'attenzione pubblica, dopo aver fallito per ben 3 volte il tentativo di
farsi eleggere Papa.
Perché vi chiederete imposto all'attenzione pubblica?
Perché ciò che aveva fatto Belisario era impensabile. Il Papa poteva essere
deposto dal suo potere spirituale solo da una conclave apostolica, con
motivi molto gravi: manifesta follia, eresia ecc. Quindi Virgilio, da
Belisario e dalla sua corte, venne proclamato Papa, da una parte del clero e
dei fedeli considerato l'antipapa, da altri visto che Papa Silverio era
ancora in vita, venne considerato diplomaticamente: vicario del Papa.
L'esilio di Papa Silverio, inizia con l'imbarco su una
nave alla foce del Tevere più o meno nei pressi dell'attuale Ostia.
Proseguirà costeggiando tutto il Tirreno, il mare di Sicilia e lo Ionio, per
fermarsi a Patara in Licia (Forse l'attuale Patrasso).
Dopo poco più di un mese in oriente, il Pontefice venne
imbarcato su una nave che da Patrasso l'avrebbe dovuto riportare a Roma,
almeno questi erano gli auspici. La nave in sosta a Napoli, venne raggiunta
da una delegazione inviata da Papa Virgilio con l'avallo del generale
Belisario. Questa delegazione, aveva il compito di prelevare Papa Silverio e
di portarlo all'isola di Ponza o Palmarola, dove sarebbe rimasto sotto la
custodia di due delegati, in attesa della riesamina del processo e ed ospiti
presso il convento benedettino dedicato a S. Maria.
Il luogo dell'esilio di San Silverio è stato per anni
identificato nell'isola di Palmarola anche se probabilmente passò gli ultimi
sui mesi sull'isola di Zannone o Ponza. E si può dire con
sicurezza che il santo non non fu mai abbandonato sull'isola in questione,
ma era ben controllato. Appunto perchè le isole erano colonizzate dai monaci
che avrebbero potuto farlo scappare. San Silverio giunse sull'isola nei
primi giorni di giugno del 537. E' da considerare che in quel periodo, San
Silverio doveva avere all'incirca 60 anni, che non sono pochi per l'epoca.
Con molte probabilità, sofferente di diverse patologie anch'esse normali per
l'epoca, il clima umido e la vita spartana che si faceva sull'isola, non
favorì il suo soggiorno. Il 21 novembre del 537 dopo pochi mesi sull'isola
Papa Silverio si spense.
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